O CHE MI DICI?

di Alessio Scalerandi


E adesso, cosa faccio? Non mi è mai successa una cosa così. Vengono dal borgo e sono parecchi, ma si tengono tutti indietro tranne lui, non credo che si muoveranno dai piedi della collina. Meglio per tutti. Vedo che qualcuno ha forconi e bastoni, sono contadini credo, ma non hanno portato il fuoco… no, nessuno. Vuol dire che non vogliono cercare di scacciarmi? Questo già lo sapevo, tanto hanno paura di avvicinarsi a dove sono stato io, ma allora perché sono venuti tutti qui? Lo sanno che questo è il mio terreno di caccia. Hanno tutti paura di venire qui. Anche adesso lo vedo, si tirano indietro. Non penso proprio che si muoveranno da là sotto, sono ben lontani.
Lui invece si avvicina, è già arrivato agli alberi più bassi. Ma non è un cacciatore, non sa neanche come muoversi ed inciampa di continuo, sta facendo un rumore incredibile. Non sembra che gli importi. Forse so che cos’è, è uno di quelli che chiamano ‘frati’, ricordo quello che mi ha raccontato lo zio e come me li ha descritti.
Allo zio non piacciono i frati, e lui non piace a loro. Dice che non si fidano di quelli che come lui rifiutano di vivere in città e preferiscono abitare da soli. Ma così quelli che abitano in città non sanno niente di quelli come me, e non conoscono quasi nulla del bosco. Lo zio invece conosce tutto del bosco, sa curare con le piante e non ha paura degli animali selvatici come la gente di città, e neanche di me; infatti non ha mai avuto paura, mi ha aiutato fin da quando mi trovò nato da poco, solo e malridotto. Eppure gli altri non vogliono il suo aiuto. Anzi, hanno paura di lui, proprio come di me, anche se lui invece è un uomo come loro.
Dice che questi frati ed altri che gli somigliano, non ricordo il nome, se vogliono riescono a ferire senza zanne e senza bastoni, ma non l’ho capito bene. A me questo qui sembra inoffensivo come tutti gli umani della città, e le loro parole non sono così potenti. Quando sono stato costretto a cacciare qualcuno di loro fuori dalle mura, mi sono venuti contro in molti, ma non mi hanno mai ferito seriamente, e con le parole non si capivano neanche l’un l’altro nella confusione. Chissà cosa vuole fare.
Non sembra davvero pericoloso, sarà armato solo di queste sue parole speciali, ma comunque non mi fa paura. Si è fermato come ad aspettare qualcosa, e intanto guarda da questa parte. Sembra quasi che aspetti proprio me…
“O lupo, mi stai udendo? Non ti ascondere più.”
E’ tranquillo come lo zio quando mi parla. Com’è possibile? Forse vuole dirmi qualcosa come lui. Posso provare a mostrarmi, tanto qui sono lontano, non ho da temere.
Eccomi. Lo sapevo, molti di quelli là sotto gridano e scappano, altri piangono, ma lui no. Mi guarda negli occhi… mi sfida? Cosa? Come si permette di sfidarmi sul mio terreno? Adesso lo faccio tornare tra i polli là sotto, voglio vedere se dopo una corsa verso di lui ed un bel ringhio avrà ancora coraggio.
“Rrrrrrr!…”
“Vieni qui, frate lupo…”
“RRRRRRRR!”
“Io ti domando dalla parte di Cristo che tu non facci male né a me né a persona.”
Basta ringhiare. Forse ho capito, non mi voleva sfidare, è che non conosce davvero per niente noi del bosco, e se sono queste le parole strane che dovevano ‘ferirmi’, mi sa che è messo male. Mi siedo.
“O che mi dici?”
Vedo che ha fatto lo stesso gesto che fanno tutti gli umani cui provo a parlare, a parte lo zio: si tocca la fronte, la pancia e le spalle, e non sembra più tanto sicuro. Ma questa volta, non so, è diverso. Gli altri subito dopo quel gesto cercavano un’arma.
“Frate lupo… tu hai… favella? E’ dunque vero questo che si diceva al borgo?”
“Sì. Ma con loro non parlo.”
“Allora è verità che tu non se’ lupo… comune. Ma tu se’ creatura della terra nostra, e non del dimonio come dice il volgo, non vedo in te odio per l’emblemi di Cristo che umilmente porto.”
“Tu non se’ cacciatore e non mi puo’ minacciare, e io non t’odio. Perché mi cerchi?”
“Frate lupo,” continua, “tu fai molti danni in queste parti, e hai fatti grandi malifici, guastando e uccidendo le creature di Dio sanza sua licenza, e non solamente hai uccise e divorate le bestie, ma hai avuto ardire d'uccidere uomini fatti alla immagine di Dio.”
“Hm? Licenza?”
“Perché poni tanta inimicizia feroce fra te e li altri esseri della terra? Non ti accorgi che per la tal cosa tu se' degno delle forche come ladro e omicida pessimo, e ogni gente grida e mormora di te, e tutta questa terra t'è nemica?”
“Donde vieni tu che sì poco sai le cose di caccia? Non so se anco tu cacci, ma loro del borgo sì, e non fin dove vivo io, ma per paura, credo: a volte alcuno di loro caccia con ardire nella terra mia. Anco io non caccio nel borgo, ma quando è inverno e non c’è di che cibarmi, io devo prendere il cibo loro, o loro stessi, se non c’è cibo.”
“Ma io voglio, frate lupo, far la pace fra te e costoro, sicché tu non gli offenda più, ed eglino ti perdonino ogni passata offesa, e né li omini né li canti ti perseguitino più. Io ho letto nelli libri nostri al convitto della natura tua. Tu non se’ lupo comune: se’ di quelli che i padri chiamano licantropus tra mille preghiere che non gli sia dannazione lo scrivere il tuo nome. Ma io vedo che tu se’ creatura della terra come me, e che sa’ ragionare e ascoltare il verbo, e allora può non esservi offesa. Non piacerebbe anca a te?”
Lo zio non mi chiama licacoso come dice lui, e devo anche avere capito male cos’è un ‘frate’ visto è lui a chiamare ‘frate’ me. Ma lasciamo stare, voglio sentire. Quello che dice è strano davvero. Parla ad alta voce ma io non voglio, non è il caso. La gente là sotto tanto sta facendo un chiasso pazzesco, gridano, piangono… credo che stiano sentendo ben poco di quanto ci diciamo, anche se un paio di altri ‘frati’ si sono avvicinati e cercano di ascoltare.
“Tu mi sta’ dicendo che non devo mangiare, nessuno può fare questo!”
“Frate lupo, se ti piacesse di fare e di tenere questa pace, io ti prometto ch'io ti farei dare le spese continuamente, mentre tu viverai, dagli uomini di questa terra, sicché tu non patiresti più fame; imperò che io so bene che per la fame tu hai fatto ogni male. Non è la carne lo cibo più giusto, frate lupo. Se vorrai di ciò potremo discorrere a lungo, se accetti la pace.”
“O frate, non capisco. Mi dici di togliermi lo coniglio di bocca e prendere dalle mani di uomini se altro non trovo? A me non importa se quei del borgo mi fuggono e temono. Io faccio a meno delle loro spese, che poi son capaci di portare anche lo lupo silvatico a piegarsi allo collare. Io so che da sempre li uomini cacciano li lupi e cacciano me e i miei, e mai ho udito che smettessero per patti come lo tuo, né che li volessero.”
“Mi duole che sia così antica e nociva inimicizia tra te e noi, dove io ho fede che potrebbe non essere. Di più non posso offrire, né so cosa di più potresti tu volere che essere in pace co’ frati tuoi. Pure avendo favella, per tutto già ti contenti del frutto delli boschi: e pure così non vi è armonia ancora, e molto meglio sarebbe per tutti essere in pace.”
“Ma perché tu cerchi d’offrire e fa’ questo patto e vieni qui? Che vi è pericolo, ed io potrebbe non ascoltare e te uccidere ora?”
“A me preme il bene delli frati miei. Frate lupo, non tu pensi d’avere figlioli un giorno?”
“Già ne ho avuti, perché mi chiedi?”
“Li figli tuoi rischiano che anche loro stiano nemiche le genti tutte, non vedendo come sono le cose, mentre piace a nostro Signore che su’ creature stiano in pace, e vuole che noi con fede si operi per questo. Io pensai che era male che te la gente di qui odiasse così tanto, ed ebbi fede che incontrando te potessi mostrare che si può stare in pace, e salvare e la gente dello borgo e lo lupo dello bosco. E nostro Signore mi fece una grande grazia, facendomi trovare proprio te che con me puo’ ragionare, così che a te io possa dare la mia amicizia.”
Quindi sarebbe venuto un pochino anche per me oltre che per quegli scalmanati?
Non so. Quello che dice lo capisco ma è veramente strano, non pensavo che uno di loro mi avrebbe mai detto cose simili. E’ diverso anche da quello che dice lo zio, cioè che per quelli come me non c’è posto se non qui nel bosco. Certo io sto bene qui. Non mi mancano né il cibo né la compagnia, o quella dello zio o quella del branco di lupi che sta ad est. In realtà io non avrei mai motivi per vivere tra gli uomini. E’ vero, posso cambiare forma diventare simile a un uomo anch’io, se mi sforzo. Lo zio dice che sono nato da una donna delle loro, e che forse sono stato lasciato nel bosco appena nato. Ma che mi importa? Io non ho niente in comune con loro, non mi interessano le cose che fanno e non mi interessa viverci. Se seguissi la proposta di questo ‘frate’, non perderei il bosco, ma non so se alla fine ci guadagnerei qualcosa, di certo dovrei cacciare di meno: e cosa vorrebbe dire che la carne non è il cibo giusto? Praticamente ha detto così. Questo mi piacerebbe che me lo spiegasse, ha detto che lo farebbe e gli credo. Credo che avrebbe anche altre cose interessanti da dire.
”Io sono ben lieto della tu’ amicizia, ma saremmo no’ due soli, li altri non fanno come te.”
“Io ti pregherei d’accettare la mia per loro. Se vi è pace tra no’ due, io ho fede che altri poi vidranno e saranno in pace anche loro co’ tuoi, che son frati loro. Io per molti anni fu’ di mondo e ben lo so che li uomini possono fare gran cose se vidono altri andare innanzi, anco se tempo deve passare. Ma perché li figli tuoi, o li figli loro, o li figli delli figli loro possano ricevere questa grazia, io voglio, frate lupo, che tu mi imprometta che tu non nocerai a nessuna persona umana né ad animale, promettimi tu questo?”
“O frate, non è poco che mi chiede. Io dovre’ smettere di essere ciò che sono e che essere non mi dispiace: e smetterebbe, perché non usa e non v’è scopo tra i miei a venir meno a le promesse, ed alli uomini quest’uso si lascia. Io credo che tu se’ sincero, ma non credo che la gente laggiù sappia bene tutto quello che mi dici. Puo’ tu mostrarmi che loro farebbero come dici? Io non lo credo, ma se tu puo’, io t’ascolto.”
Gli ho anche porto la zampa per solennità, devo fargli capire bene che non stiamo parlando di cose da poco, che questo è un discorso serissimo e mi aspetto che anche lui sia abbastanza intelligente da considerarlo tale. Non so se si rende conto dell’enormità di quello che chiede, anche se… devo ammetterlo… quello che dice sembra altrettanto serio. Se lui crede davvero in quello che dice, allora ho deciso, vale la pena di ascoltarlo, è un’occasione unica per avere un po’ più di tranquillità. Penso che lo zio sarebbe d’accordo. Ma solo se fa sul serio.
“Frate lupo, io ti domando nel nome di Gesù Cristo, che tu venga ora meco sanza dubitare di nulla, e andiamo a fermare questa pace al nome di Dio.”
Bene, lo seguo. La gente dubita molto, e si scosta al nostro passaggio, ma almeno sono tutti zitti. Mi guardano come se fossi una coda di lucertola mollata ad attirare l’attenzione, alcuni corrono via. E’ una giornata serena e ci vedono proprio tutti mentre passiamo.
Si è illuminato! Eppure l’impresa è disperata, se ne rende conto anche lui di certo, mentre si volta a guardare la folla. Sorride a tutti, ma… quei bruti in pace con noi, e magari persino con le altre creature dei boschi, come vorrebbe questo ‘frate’? Loro vogliono prendere il nostro posto, come si fa ad essere in pace, mi chiedo. Posso essere in pace con i corvi, di solito quello che mangiano non mi interessa. Non è troppo difficile far quadrare i numeri con loro. Ma con gli umani…
Ecco, si è fermato, questa credo sia la cosa che chiamano ‘piazza’, è come una radura tra le loro tane, ed è piena di gente ammutolita. Beh? Mai visto un lupo? Solo le guardie alle porte della città hanno protestato un po’ ma il frate le ha convinte in fretta, non ho mai visto lo zio così felice come lo era il frate mentre parlava con loro. Sembrava ammattito, non ho capito cosa gli diceva… ed anche adesso che si è messo a parlare forte alla folla, non comprendo cosa sia che lo rende così. Possibile che sia così solo perché ho accettato di sottoporli a questa prova?
“…quanto è dunque da temere la bocca dello inferno, quando tanta moltitudine tiene in paura e in tremore la bocca d'un piccolo animale! Tornate dunque, carissimi, a Dio e fate degna penitenza de' vostri peccati, e Iddio vi libererà del lupo nel presente e nel futuro dal fuoco infernale! Udite, fratelli miei: frate lupo, che è qui dinanzi da voi, sì m'ha promesso, e fattomene fede, di far pace con voi e di non offendervi mai in cosa nessuna, e voi gli promettete di dargli ogni dì le cose necessarie; ed io v'entro mallevadore per lui che 'l patto della pace egli osserverà fermamente.”
Sì, sì, vedo che ci siamo capiti. Zampa su zampa. Mi sembra che anche questa gente attorno capisca il gesto e si fidi della sua proposta, sembrano molto contenti. Può essere l’inizio di qualcosa di interessante.
Adesso comunque è meglio che vada: domani proverò a tornare, e vedremo se si fideranno di me e potrò fidarmi di loro. Il frate mi guarda ancora commosso.
“Frate, io non ho capito molto del parlar tuo poc’anzi, ma da te vorre’ capire. Dicesti, tra le molte e strane cose, che chi chiamate Dio permette che io e l’altre fiere mangiamo li uomini e che la peste colpisca, per le cose che fanno li uomini che chiami peccati. Ma di cosa loro fanno io non so nulla, e mai ne udii parlare, e per fame io mangiai loro, non per altro. Allora, di più vorre’ sapere, e meglio, di ciò che di me e de’ miei voi sapere e dicete.“
“Frate lupo,” sorride, “piaccia a te di venire a trovare me al convito ogni volta che lo vorrai, che molte e buone cose io credo potranno venire dal ragionare tra noi.”
Adesso non esageriamo, non diventerò mai un cittadino, questo è certo, lo zio mi ha mi ha messo in guardia abbastanza da questo rischio. Ma con lui magari andrò a parlare ogni tanto. In fin dei conti, qualche cosa interessante la posso imparare anche qui.
 

Ultima revisione: 24/12/2002
Versione su cui mi sono basato: http://www.santagostino.net/Lupo/lupo-Fioretti.htm
Nella mia storia il testo ha diverse modifiche ed aggiunte, tutte assolutamente volute. Non è un comunque testo sacro ed esistono molte diverse versioni delle vicenda.



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